LATTIERO CASEARIO, NASCE IL CONTRATTO DI RETE ‘FILIERA ARTELATTE’

E’ stato recentemente siglato a Gemona il contratto di rete “Filiera Artelatte” che formalizza la collaborazione tra un significativo gruppo di aziende impegnate nel settore lattiero-caseario ed il caseificio di Ovaro – Artelatte.

Il contratto di rete nasce con l’obiettivo generale di migliorare l’efficienza e la competitività produttiva delle varie imprese aderenti, garantendo produzioni lattiero casearie di ottima qualità e condizioni di benessere degli animali allevati sempre migliori. 

Il progetto prevede infatti la partecipazione di 18 allevatori che sviluppano nel complesso una capacità produttiva annuale di circa 60.000 quintali di latte vaccino, rappresentando una quota di assoluto rilievo nel panorama zootecnico regionale.

Il progetto, coordinato da Filippo Sbuelz, prevede una consistente serie di investimenti, complessivamente per oltre 1 milione di euro, che andranno ad interessare sia gli allevatori che le  imprese di trasformazione e commercializzazione coinvolte.

Gli interventi proposti interessano i vari anelli della filiera lattiero casearia e saranno quindi rivolti in primis al miglioramento della gestione delle colture foraggere, lavorate 800 ha di superfici. Sono poi previsti investimenti finalizzati ad aumentare il benessere degli animali, con adeguati miglioramenti sulle strutture di allevamento che comprendono complessivamente oltre 1.500 capi bovini. Verranno inoltre fatti investimenti sui caseifici: nei quali il latte vaccino viene trasformato in una articolata serie di produzioni casearie, come yogurt, mozzarella, formaggi freschi e stagionati.

Le strutture coinvolte sono rappresentate dal Caseificio di Ovaro – Artelatte s.r.l. e lo stabilimento di stagionatura e distribuzione Pezzetta di Fagagna, con il Caseificio Della Savia di Basiliano, la Latteria di Mortegliano e la Latteria Borgo Centro di Fagagna.

Il progetto è stato presentato in Regione e, verificata la disponibilità finanziaria, potrà eventualmente godere del sostegno previsto dalla Legge Regionale n. 6/2019 art. 33. La specifica linea di intervento, fortemente voluta dall’assessore all’Agricoltura Stefano Zannier ha infatti già consentito di promuovere numerose iniziative nell’ambito del settore lattiero caseario regionale.

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ARRIVA LA CANZONE DELLA VALCANALE: ‘VACANZE IN VALCANALE’

di Danielle Maion

https://studio.youtube.com/video/T7nU-GiY-Kk/edit/basic

Fare una vacanza in Valcanale non è una scelta azzardata ma ben consapevole, stando alle bellezze e opportunità offerte dal territorio e ricordate dalle parole della canzone intitolata ‘Vacanze in Valcanale’ e composta da Gabriele Moschitz, musicista di Camporosso di Tarvisio (Udine).

Sarebbe strano il contrario. Lì, “il cielo, lo tocco con un dito e la musica e il canto sono un rito”. Una vacanza in Valcanale è quindi un must, ma trovarne un inno è proprio una particolarità e parlarne con il suo compositore diventa un obbligo. Moschitz ha la bend dei ‘Doganirs’ da ben 46 anni, senza contare che la musica è stata parte della sua vita fin dalla  tenera età. Sì, perché le note risuonano attorno a Gabriele da quando ha 5 anni: il padre era infatti iscritto al conservatorio di Lubiana. Pur avendo dovuto interrompere gli studi a causa della guerra, aveva sempre mantenuto viva la musica entro le mura di cas

Ha fondato, a metà anni ’90, la scuola di musica Gruppo bandistico della Valcanale.

L’impegno di Gabriele non si è fermato lì e, guidato dal suo amore per la Valcanale, ha composto una canzoncina promozionale del territorio.

Così incide in lingua friulana la ‘Madonute dal Lussari’ per AVF Studio di Nimis; ma non bastava: il musicista di Camporosso ha poi dato vita a ‘Vacanze in Valcanale’, allegro pezzo, questa volta in italiano, che alterna le voci del “vecchio” e del “giovane”.

La canzone non deve accompagnare nulla. Nelle sue parole è racchiuso un grande messaggio promozionale: musica tipica con un accenno alle bellezze paesaggistiche del territorio, alla cordialità e ospitalità della sua gente, al cibo sano e genuino, e soprattutto al divertimento che le note allegre e vivaci aiutano a testimoniare.

“La vita in Valcanale è un concerto di sapori e di allegria, di lingua, di culture e fantasie”. Quid plura? Già… che dir di più.

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UDINE SEMPRE PIU’ AMICA DI MOSCA

Nella foto: recente missione a Mosca di una delegazione friulana

di Danielle Maion

Dopo l’approvazione della giunta comunale, Udine è pronta per il gemellaggio con la cittadina russa di Dmitrovdell’Oblast’ di Mosca. L’ufficializzazione, inizialmente prevista a maggio e rimandata a causa dall’emergenza sanitaria, si terrà a settembre-ottobre prossimo.

La creazione di rapporti tra il Friuli Venezia Giulia e la Russia non è certamente una novità.

Il promotore dell’iniziativa, Sergio Chinese, ex sindaco del Comune di Resia (Udine), aveva infatti sottoscritto nel 2016, durante il suo mandato, un gemellaggio con Fryazino, cittadina situata a 20km da Mosca che aveva visto, nel secolo scorso, la presenza di numerose maestranze friulane. Nessi storici sono quindi alla base di questo gemellaggio, ma non solo.

“Abbiamo molto che ci accomuna alla Russia da un punto di vista culturale – ricorda Chinese – e il Friuli Venezia Giulia desta molto interesse, in particolare per la presenza del porto di Trieste che gode del regime di libero scambio.”

Perché gemellare Udine? La scelta è presto spiegata.

“Udine è la sede del Consolato onorario della Federazione russa, guidato dall’imprenditore Carlo Andrea Dall’Avae il capoluogo friulano ha le stesse potenzialità dell’insediamento industriale di Dmitrov.”

Dopo un iniziale riserbo da parte dell’amministrazione comunale di Udine, è stato stipulato, nel mese di dicembre 2019, un trattato di amicizia e cooperazione con Dmitrov. In quell’occasione, l’ex sindaco di Resia ha presentato Udine “come la capitale del Friuli” e ha anche parlato di tutto il territorio limitrofo.

Gli interessi sono orientati verso un possibile “sviluppo turistico, del settore metalmeccanico e di quello agroalimentare, soprattutto di quello enologico”, dichiara Chinese. “Poco invece l’interesse per gli sport invernali, ma piace moltissimo l’aspetto paesaggistico del territorio e il mare.”

“Questi rapporti sono molto importanti – conclude Chinese – per riuscire ad essere pronti alla riapertura con la Russia.”

Ricordiamo infatti che in seguito all’annessione della Crimea da parte della Russia nel marzo 2014, l’Unione Europea ha introdotto una serie di misure restrittive nei confronti di Moscae la Russia ha risposto con contro-sanzioni prorogate al 31 dicembre 2020.

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LAVORAZIONE LEGNAMI (CONFEZIONI IN LEGNO PER VINI DI PREGIO) SI CERTIFICA PEFC E PUNTA NUOVE ACQUISIZIONI; CHIUDE IL 2019 A 12 MILIONI DI FATTURATO

Michele Ianich

Quando l’arte e la creatività si uniscono al fare impresa in modo concreto e decisivo. Accade presso Lavorazioni Legnami: 12 milioni il fatturato, 80 dipendenti, nel cuore dell’area industriale di Tolmezzo. Dove si creano confezioni in legno per vini pregiati. Soprattutto rossi. L’azienda registra un 80% di export indiretto. Ed i preziosi ‘imballaggi’ servono, principalmente a contenere le famose riserve.

A far da guida ai due fratelli, alla terza generazione di imprenditori, Michele e Andrea Ianich: è anche la passione per il buon vino. «Diciamo che aiuta parecchio conoscere il vino che sarà contenuto nei nostri legni» spiega Michele, Ceo di Lavorazioni Legnami. L’azienda esiste da oltre 40 anni, punta però e sempre a rinnovarsi. In modi e con strategie differenti.

«Stiamo guardando con interesse alla Francia, ed al loro modo di lavorare il legno con il cartone – sottolinea ancora Michele – è nostra intenzione fare acquisizioni in questo senso. Quindi: incorporare aziende che fanno questo tipo di attività, che andrebbero a completare il nostro core business. Fra poco, inoltre, le nostre cassette saranno certificate Pefc e Fsc, un nuovo passo in avanti a garanzia della qualità della produzione e del rispetto dell’ambiente».

Il Covid non ha fermato l’attività dell’impresa tolmezzina. «Ne abbiamo risentito, per fortuna, siamo riusciti a continuare a lavorare anche se a ritmo ridotto. Serviamo una nicchia di mercato che speriamo non abbia grossi contraccolpi. Inevitabilmente, è un periodo difficile per tutti noi. Ed in egual modo: sappiamo quanto e come il Covid abbia inciso sul settore Horeca. Soprattutto in Italia. Guardiamo fiduciosi al futuro».

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GRUPPO PEZZETTA: CON MONTASIO DOP E FORMADI FRANT PAT TRA I NOMI DELLA GUIDA “I FORMAGGI D’ITALIA”

Marco Pezzetta: «Lavoriamo esclusivamente latte friulano. Due prodotti che rappresentano al meglio la peculiarità della nostra terra».

Tra le tante criticità che la pandemia da Coronavirus riserva quotidianamente, dal mondo produttivo giungono anche novità positive, uno stimolo per guardare e riprogettare il futuro.
È così che il Gruppo Pezzetta, la realtà secolare attiva nella trasformazione del latte e prodotti caseari nei siti di Fagagna e Ovaro in provincia di Udine, ha accolto la notizia di essere stato inserito nella Guida «I Formaggi d’Italia», la prima guida valutativa sul mondo dei formaggi italiani.
Tra tutte le 56 Dop ufficiali, le 2 Igp e 33 altri formaggi tipici regionali, sono stati selezionati un totale di 91 prodotti caseari e tra questi spiccano il Montasio Dop e il Formadi Frant Pat, il primo, prodotto «esclusivamente con latte friulano», il secondo è il risultato di una creazione artigianale con miscele di formaggi stagionati – racconta Marco Pezzetta, esprimendo il compiacimento di tutta la famiglia per l’importante riconoscimento. «Una doppietta che rappresenta al meglio la tipicità casearia del nostro territorio – prosegue, riferendosi ai due prodotti che hanno valso all’azienda la presenza nella Guida – e la passione con cui quotidianamente ci dedichiamo a garantire prodotti sicuri e di alta qualità». Risultati che racchiudono anche il valore di due ambienti naturali tipici del Friuli: la montagna di Ovaro, dove si trova il caseificio «Artelatte» e le colline di Fagagna, nel cui particolare microclima avviene la stagionatura dei prodotti.
«Siamo orgogliosamente legati alla filiera lattiero-casearia del nostro territorio – conclude Pezzetta –, tanto che abbiamo convintamente aderito al progetto “Io comproFvg” promosso dal Cluster per sostenere il settore pesantemente colpito dalla crisi generata dalla pandemia da Covid-19».

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IL FRIULI VA IN TAVOLA A MILANO

Inarrestabile l’attività del ristorante milanese, L’Osteria della Stazione – L’Originale che porta il Friuli Venezia Giulia direttamente sulle tavole della città meneghina.
In tempo di Coronavirus, la cucina di L’Osteria della Stazione – L’Originale arriva nelle case dei residenti milanesi, delle zone 2 e 3, con l’oste Gunnar Cautero, nel pieno rispetto dei presidi disposti ANTI-COVID-19.
Il menù sposa come sempre la cucina friulana con quella lombarda e propone, oltre all’immancabile frico, una selezione di salumi friulani, un primo piatto tipicamente lombardo – il riso al salto – tre secondi piatti e due dessert all’insegna del Friuli, la gubana e lo strudel, oltre a una selezione di vini e birre friulane.
Con un occhio sempre attento alla solidarietà, Cautero ha voluto in questo particolare momento dare un suo personale contributo ai medici e infermieri dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda con una raccolta fondi per acquistare dispositivi di protezione destinati al personale sanitario.
Lo storico locale meneghino, situato in via dei Popoli Uniti, a due passi dallo scalo ferroviario, è gestito da quasi 8 anni dall’udinese Gunnar Cautero e propone pietanze composte almeno al 70% di materia prima proveniente dal Friuli Venezia Giulia.
Il ristorante è presente nell’autorevole guida “I Cento di Milano” realizzata e pubblicata dalla casa editrice Edt.

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