CARLO DALL’AVA (PROSCIUTTO DOK) SU IMMIGRAZIONE ED ECONOMIA: ‘FACCIAMO LAVORARE GLI IMMIGRATI. I NOSTRI ITALIANI TIRAVANO SU MURI ALL’ESTERO, PER GUADAGNARSI RISPETTO E DIGNITA”

Carlo Dall’Ava è un imprenditore friulano, di San Daniele. Noto per il suo prosciutto: il Dok Dall’Ava e non solo. Per lui parlano i fatti. Il suo gruppo aziendale fattura 14 milioni e conta 100 addetti, tenuto conto che, il prosciuttificio di San Daniele, lo ha comprato dal padre. Non lo ha, per così dire, ricevuto in dote. Il suo prodotto lo si può trovare in 26 Paesi nel mondo e sta lavorando per essere anche altrove.

 

Che cosa ne pensa della situazione economia del nostro Paese e del Friuli VG? ‘Esistono troppe regole, e tutte poche chiare. Ne basterebbero molte meno, precise, e con provvedimenti meno morbidi per chi non le rispetta. Mi riferisco sia a livello nazionale che regionale. Il discorso è il medesimo. Ogni volta che cambia il governo, si modificano le politiche, nell’insensato pensiero di far vedere che in un certo modo, più che in un altro, le cose funzionano meglio. Cosa che non si avvera mai. Ormai l’ideologia politica non esiste più. Se qualcuno governa male: nel caso specifico, non consente per esempio a noi imprenditori di operare con serenità, non ci agevola il compito – divenuto ormai solo per ‘eroi’ –  allora deve andare a casa. Ogni azione dovrebbe essere a servizio delle imprese e degli imprenditori, altrimenti viene messo in crisi l’intero sistema. Paghiamo le tasse, bene, serve programmazione a lungo termine ad hoc, per far progredire il Paese. Insieme a molta più umiltà. ‘Quello prima di me, ha fatto qualcosa di buono’, ripartiamo da quel punto. Ogni partita iva a mio avviso, ha il medesimo valore di un’altra. Si fa impresa, solo in questo modo’.

Lei lavora molto nel mondo intero, a New York il suo prosciutto è arcinoto, quanto altri brand italiani appartenenti a multinazionali, e l’Italia come si muove nell’internazionalizzazione? ‘Male purtroppo. Io e il mio gruppo siamo riusciti a sfondare all’estero, andando con la nostra ‘valigetta’ a cercare opportunità. Senza appoggi, da soli. Purtroppo, il sistema Italia non consente di guardare all’estero con facilità, non c’è una visione di insieme, per pesare come ‘marchio’ Italia. Siamo ‘guardati’ da fuori come coloro capaci di offrire uno stile di vita, un ‘italian sound’, che ricorda la nostra enograstronomia, la nostra moda, il nostro Paese: il più bello del mondo.

Cosa ne pensa del tema immigrazione, che sta coinvolgendo, non poco anche il FVG. ‘Penso che queste persone, anziché stare per strade ad agganciarsi ad un segnale wifi, possano e debbano lavorare, darsi da fare’. Lei avrebbe idee legislative al riguardo? Sarebbe disposto a parlarne con il governo regionale? ‘Certamente. Ricordo solamente che i nostri immigrati all’estero non se ne stavano con le mani in mano, erano pronti a tirar su muri. A lavorare. Anche per la loro dignità. Soprattutto in un territorio, come quello italiano, dove il turismo è una delle chiavi di volta dell’economia. Non possiamo lasciare che gente, scappata dai loro Paesi in guerra, rimanga a non far nulla nelle strade delle nostre città. Per noi e per loro’. Cosa ne pensa della montagna del Friuli? ‘Abbiamo delle montagne bellissime con dei paesi che sono rimasti com’era no e questa sarà la grande ricchezza ma dobbiamo muoverci in fretta prima che i giovani scappino e quindi vanno coinvolti subito abbandonando le vecchie logiche di pensiero conservativo. Mi spiego: dobbiamo creare un ambiente dove si sentano partecipi del loro futuro ed eliminare le risposte del tipo : ma cosa vuoi saperne tu!’.

RedazioneCARLO DALL’AVA (PROSCIUTTO DOK) SU IMMIGRAZIONE ED ECONOMIA: ‘FACCIAMO LAVORARE GLI IMMIGRATI. I NOSTRI ITALIANI TIRAVANO SU MURI ALL’ESTERO, PER GUADAGNARSI RISPETTO E DIGNITA”