EDILIZIA, OGGI A UDINE UN CONVEGNO SUL FUTURO DEL SETTORE. TEMI FONDAMENTALI QUELLI TRATTATI

Oggi a Udine Civiltà di Cantiere, con la prima edizione di Construction Conference,ha mosso i primi passi per cambiare il DNA del costruire. Senza nuove leggi, senza investimenti, ma solo con 10 semplici mosse si può creare trasformazione e innovazione all’interno del mondo imprenditoriale italiano.

Il Manifesto di Civiltà di Cantiere presentato questa mattina declina 10 step necessari a chi vuole essere competitivo nella stagione della 4° rivoluzione industriale.

Accettare di misurarsi con il cambiamento
Riconoscere innovazione e ricerca come fattori strategici di competizione
Valorizzare le potenzialità della rivoluzione digitale
Individuare le competenze chiave
Considerare strategici l’aggiornamento e la formazione
Adottare un modello aziendale e produttivo sostenibile
Aprirsi a nuovi modelli di business
Identificare il posizionamento nel mercato
Assumere un approccio inclusivo, aperto e collaborativo, in una logica di rete
Dotarsi di strumenti di garanzia verso committenze e clienti finali.

“Per essere competitivi abbiamo già gli strumenti necessari, non serve cercare scuse all’esterno – afferma Alfredo Martini, fondatore di Civiltà di Cantiere. Si tratta di cambiare prospettiva, mentalità, vision. In questo nuovo scenario, dove i paradigmi di riferimento culturale sono completamente diversi rispetto a quelli che hanno guidato il mercato edilizio e le relazioni tra domanda ed offerta da oltre cinquant’anni, le imprese devono modificare in gran parte la loro natura. Devono scegliere dove posizionarsi, comprendere che il rapporto con la clientela deve necessariamente essere diverso, che i parametri di valutazione saranno sempre più orientati verso una comprensione e una valutazione delle prestazioni e dei servizi a valore aggiunto. Grazie alla rivoluzione tecnologica e ai nuovi media il “cliente” è più consapevole e ha nuovi strumenti per valutare e scegliere”.

Non basta chiarire “cosa” va fatto, bisogna anche individuare “come” farlo. La ricetta è inutile senza gli ingredienti giusti. Construction Conference si presenta come una due giorni (23 e 24 Settembre) di confronto per guidare le imprese e i professionisti del settore delle costruzioni verso il cambiamento che li aspetta attraverso alcuni interventi utili ad assumere consapevolezza di quello che il mercato offre in termini di possibilità economica, di servizi, di potenzialità e strumenti.

Nel corso della giornata sono intervenuti per dare informazioni e spunti alle oltre 600 persone presenti, tra gli altri, Marco Panara, giornalista de La Repubblica, Paolo Conti di Accenture Italia e Thomas Miorin, fondatore di Re-Build Italia.

Servizi invisibili – velocità e interconnessione cambiano i paradigmi economici

Panara ha subito ricostruito lo scenario del nostro futuro lavorativo presentando i dati del Future of Jobs Report elaborato dal World Economic Forum, secondo cui “nelle principali economie saranno cancellati oltre 5 milioni di posti di lavoro. Cinque milioni è il netto tra i 7 milioni che scompariranno soprattutto nei lavori d’ufficio, nelle produzioni manifatturiere e nell’edilizia e i due milioni di posti di lavoro che saranno creati nelle attività manageriali, finanziarie, informatiche, commerciali ed educative. Poi, come è avvenuto nelle rivoluzioni industriali passate, si creeranno nuovi posti, ma c’è un gap temporale tra la distruzione di lavoro obsoleto e la creazione di lavoro nuovo.” Secondo marco Panara la 4° rivoluzione industriale sarà caratterizzata da due elementi cardine: la velocità e l’interconnessione. “Si vedono già i vincitori probabili

di questa epocale trasformazione. La platform economy, i vari Facebook, AirBnB, Uber, Amazon, sono tutti americani, imprese giovani che stanno cambiando il modello di capitalismo: Amazon, il più grande mercante del pianeta, non possiede un solo negozio, Uber una sola autovettura, AirBnB neanche una stanza d’albergo. E sono i leader globali nel commercio, nel trasporto urbano degli individui e nell’ospitalità.”

Living Service: la nuova frontiera del digitale per l’edilizia secondo Accenture

Paolo Conti, di Accenture Digital Italia, ha esordito con una riflessione sul tema del cambiamento epocale che stiamo vivendo. Il decennio attuale sta segnando l’avvento degli ambienti connessi e dell’Internet of Things, in un contesto sottoposto alla spinta di due forze imperanti: la digitalizzazione di tutto, prodotti costruiti con tecnologia intelligente e connessi in rete, e le aspettative “liquide” dei consumatori, con bisogni mutevoli e sempre alla ricerca della migliore esperienza.”

Alla base delle nuove tendenze, secondo Accenture, c’è una spinta continua verso i Living Services: una nuova generazione di servizi digitali evoluti, in grado di apprendere e adattarsi in tempo reale alle esigenze degli utenti e del contesto d’utilizzo. Oggi siamo in grado di combinare le nuove tecnologie per offrire un nuovo livello di intelligenza, rivoluzionando la nostra capacità di creare servizi interessanti, in grado di trasformare il nostro modo di vivere rimuovendo l’esecuzione di compiti banali e anticipando le nostre esigenze. Ad esempio, in casa si potrà regolare il riscaldamento, l’intensità della luce o il volume della musicaadattandosi alle preferenze delle persone presenti nella stanza, prendendo in considerazione variabili quali il tempo, la temperatura e il modello riguarderanno tutti i settori dei servizi alla persona (sanità, trasporti, assicurazioni, utilities, sicurezza, finanza, commercio), richiedendo un ripensamento anche degli edifici e delle infrastrutture al fine di adeguare il palcoscenico alle future esigenze.

Thomas Miorin: Verso il cantiere 4.0

Non solo economia, i servizi passano, per il settore delle costruzioni, soprattutto dall’industria e dal cantiere. Thomas Miorin, ideatore di RE – Lab e “guru” per coloro che lavorano in edilizia, ha presentato nel corso di Construction Conference alcuni dati importanti per capire la trasformazione che le costruzioni stanno vivendo (inserire grafici).

Secondo Miorin “Diverse sono le cause che stanno portando a questo radicale processo di trasformazione.

Una nuova domanda, innanzitutto: il volume delle nuove abitazioni prodotte è infatti calato drasticamente (tornando ai livelli degli anni ’50) e pesa meno del 9 per cento sul totale del settore. Ben il 72 per cento del valore è invece recupero edilizio e manutenzione, di cui poco meno della metà ordinaria: una fetta importante dell’edilizia si sta trasformando quindi in servizi con tutto ciò che questo comporta. Nuovi protagonisti, nuovi contratti, nuova finanza, nuove competenze. Tuttavia il fenomeno che più segnerà l’evoluzione dell’edilizia è l’industrializzazione. Se si pensasse all’edificio come a un prodotto industriale, si potrebbe dire che nel suo ciclo di vita le fasi di ingegnerizzazione e assemblaggio, finitura e gestione post vendita presentano ampi margini di efficientamento.”

Le misure di questa prospettiva sono già previste: 20-60-20. 20 per cento sarà la quota che rimane di edilizia tradizionale, 60 per cento sarà la quota di prefabbricazione mentre il restante 20 per cento sarà occupato dalle costruzioni speciali. Una fortissima crescita per il settore della prefabbricazione, che passerà da una presenza limitata (già al 12 per cento nel Regno Unito) a essere il sistema costruttivo più adottato.

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In Friuli Venezia Giulia, nel settore dell’edilizia, dal 2008 si sono perse 1.230 ditte e 6.904 posti di lavoro, su un totale di 1.794 imprese e 7.534 addetti al giugno scorso, secondo i dati delle casse edili pubblicate oggi dal quotidiano Il Piccolo. In particolare, a Trieste l’occupazione è scesa da 2.789 a 1.438 addetti