PROTOTIPO DI AUTO A IDROGENO “VESTE” FARI E FANALI FRIULANI

Da dx, Giovannino Bearzi, Danilo Farinelli, direttore del Carnia Industrial Park e Matteo Bearzi

La Beng di Tolmezzo si conferma punto di riferimento mondiale per i prodotti unici. «Il nostro è un mercato che non conosce crisi», afferma il presidente Giovannino Bearzi.

L’auto super elettrica, la green senza compromessi, quella che sfonda la porta più avanzata verso il futuro, parla friulano. L’automobile ad idrogeno, realizzata in prototipo, con due esemplari, a Torino: “indossa” i fanali realizzati dalla Beng di Tolmezzo, un’autorità internazionale in fatto di fanaleria d’avanguardia. L’auto è già stata presentata a Detroit, la culla americana dell’automotive; poi, complice la mancanza di fondi ed in seguito la crisi generata dal Covid, il progetto si è arenato. Beng accende le luci sull’innovazione green, che punta ad una alimentazione dei veicoli a tutela dell’ambiente e per la sostenibilità.
Ora si è andati oltre, pensando anche ad auto alimentate a fuell cell a metanolo – il metanolo alimenta cioè le celle che producono energia elettrica per far funzionare l’auto – e Beng non si è sottratta a un’ulteriore sfida, che sta portando avanti in Germania, un Paese estremamente attento ad innovazione anche nel settore automotive. «Siamo molto attenti al mondo dell’innovazione in ambito automotive – afferma il fondatore e presidente di Beng, Giovannino Bearzi – . Le cose stanno cambiando e il Covid-19 ha impresso un’accelerazione». Il momento è davvero epocale: sono stati cancellati gli eventi fieristici più importanti al mondo in cui si presentavano nuovi modelli e tecnologie, eppure il mondo non si ferma, va avanti. «Ora conta più l’innovazione che la ‘vetrina’ – analizza infatti l’imprenditore -, tanto che i pezzi unici, cui forniamo fari e fanali, continuano a essere prodotti. Si tratta di un mercato di nicchia, che non conosce crisi. Sta solo cambiando pelle e l’innovazione nell’automotive oggi significa innanzitutto innovative modalità di alimentazione».
Prosegue a gonfie vele, dunque, l’attività della società carnica anche e soprattutto nel settore delle luxury car. «Siamo felici che, ancora una volta, la scelta per la realizzazione di fanali per queste importanti tipologie di auto sia caduta su di noi – afferma Matteo Bearzi, uno dei tre soci assieme al padre Giovannino e al fratello Elvis -. La qualità dei nostri fari e fanali, il know how consolidato e la ricerca costante del nostro reparto sviluppo stanno facendo la differenza su scala internazionale». B.Eng (acronimo di Bearzi Engineering) è nata nel 2004, forte dell’esperienza nel settore automotive, che si è snodata per diversi decenni, del capostipite Giovannino Bearzi. Oggi, conta 15 addetti, vanta un portafoglio clienti di una quindicina di aziende, che comprende, tra gli altri, nomi di prestigio quali Ferrari, Apollo IE, Italdesign Zerouno, Pagani Huayra BC e Lamborghini Sesto Elemento. Genera un fatturato di 2 milioni e mezzo di euro.

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MILANO, IL COVID FA PERDERE IL 70% DEI RICAVI, CAUTERO: ‘PUNTIAMO A NUOVE IDEE E SOLUZIONI’

di Danielle Maion

La ristorazione in questo periodo di emergenza Coronavirus, in quel di Milano: cosa sta accadendo? Ne parliamo con l’imprenditore friulano Gunnar Cautero, oste all’Osteria della Stazione l’Originale, a Milano.

Come sta andato in questo periodo?
«Rimaniamo aperti a pranzo e due sere a settimana, il sabato e il venerdì, nei giorni in cui siamo “sicuri di non sbagliare”: sperando di avere il tutto pieno. In questo periodo, purtroppo la parola d’ordine è “non fare debiti” anche se la cosa va a scapito dei principi delle attività di servizio. Si apre quindi quando si è certi di avere clienti.»

Avete registrato perdite di clienti?
«Certamente anche se cerchiamo di operare con attenzione. Per rispettare le norme sanitarie abbiamo infatti dovuto ridurre il numero di tavoli perdendo tra i 70/80 coperti. Disponiamo attualmente di 10 tavoli con 5 coperti ciascuno, purtroppo, quando non vengono riempiti tutti i posti, rischiamo di avere il “pieno” con meno gente e siamo costretto a mandare via ad ogni apertura serale circa 100 persone. Il lavoro è quindi diminuito e le perdite di introiti ammontano a circa il 70 per cento.»

Come pensa di superare questa situazione?
«Ho in serbo nuovi progetti che coinvolgono il Friuli Venezia Giulia e che possono in qualche modo farci diventare un punto di riferimento enogastronomico a Milano. Ho integrato nuovi menù e proseguo con le attività di delivery e take away per la “cena dell’osteria a casa”. Si tratta di fornire una cena che viene poi completata a casa dai clienti. Continuiamo a lavorare per diventare l’enoteca regionale FVG e abbiamo creato un educational tocai di ottimo livello. Abbiamo appena iniziato il progetto la “Storia del calice. Le degustazioni dell’oste”. Si tratta di una degustazione di 45 minuti durante la quale viene aperta una bottiglia magnum, datata più di 20 anni. Una piccola chicca: i partecipanti s’impegnano a tenere spento il cellulare per tutto il tempo.»

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PRESTO UNA NUOVA PORTA D’INGRESSO AL POLO INDUSTRIALE DI AMARO, CON LA NUOVISSIMA SEDE DELLA D’AGARO AUTOTRASPORTI CHE INGENTILISCE TUTTA L’AREA

Da sinistra: Angelo D’Agaro e Danilo Farinelli

La pandemia ha allungato i tempi solo di un mese, per il trasferimento nella nuova sede operativa della D’Agaro Trasporti, all’ingresso del primo polo industriale della Carnia.
‘Ci trasferiremo alla fine di ottobre, anziché a settembre – spiega Angelo D’Agaro, alla guida dell’azienda insieme ai figli Stefano e Angela – lo stop del Covid ci ha rallentato i tempi previsti solamente di un mese’.
L’inaugurazione della nuova sede dell’azienda di autotrasporti annuncia anche un nuovissimo ingresso all’area industriale, che sarà resa avveniristica dalla nuova struttura proprio adiacente alla rotonda che offre l’accesso alla Carnia ed alla sua zona industriale. Con una pensilina imponente e di design.
Investimento complessivo di 2 milioni di euro.
‘Confidiamo di trasferire gli uffici nel nuovo quartier generale entro ottobre – conferma D’Agaro – con la creazione della nuova pensilina, di grande impatto simbolico oltre che tecnologico’.
Fatturato a 5,5 milioni ed aumento della forza lavoro passata da 40 a 48 unità.
‘Siamo estremamente soddisfatti della nuova sede direzionale della D’Agaro – spiega Laura Zanella, sindaco di Amaro – la nostra area industriale è poderosa in termini di illustri aziende che la compongono e come tale, è degna di un ingresso che sappia suggellare il suo valore’.
Vediamo completarsi una prima fase del percorso di investimento dell’azienda – il commento di Danilo Farinelli, dg del Carnia Industrial Park – che genera valore per tutto il Parco Industriale. Un percorso nel quale ciascuno ha fatto bene la propria parte. Le istituzioni, Comune di Amaro e assessorato alle Attività produttive della Regione FVG, il Consorzio industriale accrescendo il numero di aziende insediate che hanno generato richiesta di nuovi servizi di trasporto e logistica. E soprattutto la Autotrasporti D’Agaro, con le proprie scelte di investimento nelle nuove tecnologie, valorizzando la forza lavoro locale, programmando con grande anticipo il passaggio generazionale e realizzando una bellissima nuova sede aziendale’.

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COVID, FERRAZZI CONFINDUSTRIA BELLUNO: ‘LE AZIENDE TORNANO IN LOCO, CON LA DEGOBLALIZZAZIONE’

di Danielle Maion

Andrea Ferrazzi, 43 anni, è direttore di Confindustria Belluno Dolomiti dal 2017. L’associazione bellunese raggruppa attualmente circa 370 aziende.

Covid e montagna, cosa è accaduto?
«Quando parliamo di montagna veneta parliamo di Belluno perché buona parte del territorio montano è bellunese. Inutile dire che l’emergenza sanitaria ha avuto un pesante impatto sull’economia veneta, come peraltro in buona parte dell’Italia. Colpito particolarmente il settore dell’occhialeria che lavora moltissimo con gli Stati Uniti. Metalmeccanica ed elettronica stanno per ora ‘a galla’.
Bisogna dire che aziende hanno generalmente retto bene la situazione ma rimane il problema della domanda che per ora manca.»

Com’è cambiata l’economia?
«La crisi sanitaria ha solo accelerato dinamiche preesistenti, in particolare il problema della digitalizzazione e della deglobalizzazione, ossia la rilocalizzazione delle aziende sul territorio.»

Aspetto quindi positivo della crisi…
«Da un certo punto di vista, sì. Riportare le aziende delocalizzate significa creare un’opportunità per intervenire sul territorio con adeguate infrastrutture e una maggiore digitalizzazione porta inevitabilmente a sviluppare le competenze territoriali.»

«In questo particolare momento, quali sono le richieste delle aziende?
Ovviamente ci sono richieste di liquidità, ma avvengono a macchia di leopardo perché provengono soprattutto dalle aziende che avevano già difficoltà nel periodo pre-Covid.»

Come vede i prossimi mesi?
«L’autunno sarà caratterizzato da una situazione molta incerta che darà tuttavia l’opportunità di intervenire con le trasformazioni necessarie per stare al passo con i tempi.»

Veneto e Friuli sono tanto diversi?
«I problemi della montagna sono unici ed è questo uno dei motivi per cui abbiamo messo in atto, nel marzo 2018, un progetto Confindustria cui partecipano Udine e Pordenone. Si tratta di individuare idee progettuali per sviluppare e valorizzare le competenze sul territorio.»

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LATTIERO CASEARIO, NASCE IL CONTRATTO DI RETE ‘FILIERA ARTELATTE’

È stato recentemente siglato a Gemona il contratto di rete “Filiera Artelatte” che formalizza la collaborazione tra un significativo gruppo di aziende impegnate nel settore lattiero-caseario ed il caseificio di Ovaro – Artelatte.

Il contratto di rete nasce con l’obiettivo generale di migliorare l’efficienza e la competitività produttiva delle varie imprese aderenti, garantendo produzioni lattiero casearie di ottima qualità e condizioni di benessere degli animali allevati sempre migliori.

Il progetto prevede infatti la partecipazione di 18 allevatori che sviluppano nel complesso una capacità produttiva annuale di circa 60.000 quintali di latte vaccino, rappresentando una quota di assoluto rilievo nel panorama zootecnico regionale.

Il progetto, coordinato da Filippo Sbuelz, prevede una consistente serie di investimenti, complessivamente per oltre 1 milione di euro, che andranno ad interessare sia gli allevatori che le  imprese di trasformazione e commercializzazione coinvolte.

Gli interventi proposti interessano i vari anelli della filiera lattiero casearia e saranno quindi rivolti in primis al miglioramento della gestione delle colture foraggere, lavorate 800 ha di superfici. Sono poi previsti investimenti finalizzati ad aumentare il benessere degli animali, con adeguati miglioramenti sulle strutture di allevamento che comprendono complessivamente oltre 1.500 capi bovini. Verranno inoltre fatti investimenti sui caseifici: nei quali il latte vaccino viene trasformato in una articolata serie di produzioni casearie, come yogurt, mozzarella, formaggi freschi e stagionati.

Le strutture coinvolte sono rappresentate dal Caseificio di Ovaro – Artelatte s.r.l. e lo stabilimento di stagionatura e distribuzione Pezzetta di Fagagna, con il Caseificio Della Savia di Basiliano, la Latteria di Mortegliano e la Latteria Borgo Centro di Fagagna.

Il progetto è stato presentato in Regione e, verificata la disponibilità finanziaria, potrà eventualmente godere del sostegno previsto dalla Legge Regionale n. 6/2019 art. 33. La specifica linea di intervento, fortemente voluta dall’assessore all’Agricoltura Stefano Zannier ha infatti già consentito di promuovere numerose iniziative nell’ambito del settore lattiero caseario regionale.

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UDINE SEMPRE PIÙ AMICA DI MOSCA

Recente missione a Mosca di una delegazione friulana

di Danielle Maion

Dopo l’approvazione della giunta comunale, Udine è pronta per il gemellaggio con la cittadina russa di Dmitrov dell’Oblast’ di Mosca. L’ufficializzazione, inizialmente prevista a maggio e rimandata a causa dall’emergenza sanitaria, si terrà a settembre-ottobre prossimo.
La creazione di rapporti tra il Friuli Venezia Giulia e la Russia non è certamente una novità.
Il promotore dell’iniziativa, Sergio Chinese, ex sindaco del Comune di Resia (Udine), aveva infatti sottoscritto nel 2016, durante il suo mandato, un gemellaggio con Fryazino, cittadina situata a 20km da Mosca che aveva visto, nel secolo scorso, la presenza di numerose maestranze friulane. Nessi storici sono quindi alla base di questo gemellaggio, ma non solo.
“Abbiamo molto che ci accomuna alla Russia da un punto di vista culturale – ricorda Chinese – e il Friuli Venezia Giulia desta molto interesse, in particolare per la presenza del porto di Trieste che gode del regime di libero scambio.”
Perché gemellare Udine? La scelta è presto spiegata.
“Udine è la sede del Consolato onorario della Federazione russa, guidato dall’imprenditore Carlo Andrea Dall’Ava e il capoluogo friulano ha le stesse potenzialità dell’insediamento industriale di Dmitrov.”
Dopo un iniziale riserbo da parte dell’amministrazione comunale di Udine, è stato stipulato, nel mese di dicembre 2019, un trattato di amicizia e cooperazione con Dmitrov. In quell’occasione, l’ex sindaco di Resia ha presentato Udine “come la capitale del Friuli” e ha anche parlato di tutto il territorio limitrofo.
Gli interessi sono orientati verso un possibile “sviluppo turistico, del settore metalmeccanico e di quello agroalimentare, soprattutto di quello enologico”, dichiara Chinese. “Poco invece l’interesse per gli sport invernali, ma piace moltissimo l’aspetto paesaggistico del territorio e il mare.”
“Questi rapporti sono molto importanti – conclude Chinese – per riuscire ad essere pronti alla riapertura con la Russia.”
Ricordiamo infatti che in seguito all’annessione della Crimea da parte della Russia nel marzo 2014, l’Unione Europea ha introdotto una serie di misure restrittive nei confronti di Mosca e la Russia ha risposto con contro-sanzioni prorogate al 31 dicembre 2020.

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