MILANO, IL COVID FA PERDERE IL 70% DEI RICAVI, CAUTERO: ‘PUNTIAMO A NUOVE IDEE E SOLUZIONI’

di Danielle Maion

La ristorazione in questo periodo di emergenza Coronavirus, in quel di Milano: cosa sta accadendo? Ne parliamo con l’imprenditore friulano Gunnar Cautero, oste all’Osteria della Stazione l’Originale, a Milano.

Come sta andato in questo periodo?
«Rimaniamo aperti a pranzo e due sere a settimana, il sabato e il venerdì, nei giorni in cui siamo “sicuri di non sbagliare”: sperando di avere il tutto pieno. In questo periodo, purtroppo la parola d’ordine è “non fare debiti” anche se la cosa va a scapito dei principi delle attività di servizio. Si apre quindi quando si è certi di avere clienti.»

Avete registrato perdite di clienti?
«Certamente anche se cerchiamo di operare con attenzione. Per rispettare le norme sanitarie abbiamo infatti dovuto ridurre il numero di tavoli perdendo tra i 70/80 coperti. Disponiamo attualmente di 10 tavoli con 5 coperti ciascuno, purtroppo, quando non vengono riempiti tutti i posti, rischiamo di avere il “pieno” con meno gente e siamo costretto a mandare via ad ogni apertura serale circa 100 persone. Il lavoro è quindi diminuito e le perdite di introiti ammontano a circa il 70 per cento.»

Come pensa di superare questa situazione?
«Ho in serbo nuovi progetti che coinvolgono il Friuli Venezia Giulia e che possono in qualche modo farci diventare un punto di riferimento enogastronomico a Milano. Ho integrato nuovi menù e proseguo con le attività di delivery e take away per la “cena dell’osteria a casa”. Si tratta di fornire una cena che viene poi completata a casa dai clienti. Continuiamo a lavorare per diventare l’enoteca regionale FVG e abbiamo creato un educational tocai di ottimo livello. Abbiamo appena iniziato il progetto la “Storia del calice. Le degustazioni dell’oste”. Si tratta di una degustazione di 45 minuti durante la quale viene aperta una bottiglia magnum, datata più di 20 anni. Una piccola chicca: i partecipanti s’impegnano a tenere spento il cellulare per tutto il tempo.»

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BUBISUTTI SINDACO DI TOLMEZZO? ‘IO? MAI!’

di Danielle Maion

Aurelia Bubisutti, deputata della Lega dal 2018, dopo un’esperienza di vicesindaco e poi di assessore del Comune di Tolmezzo (Ud), fa parte della commissione Agricoltura, che va a toccare foreste e ambiente.

Visto il suo impegno da sempre dimostrato per la comunità locale, si presenterebbe alla carica di sindaco di Tolmezzo?
«Non sarebbe corretto dire che non lo voglio fare, ma per quanto mi riguarda, e in base alla mia esperienza amministrativa di due mandati, penso che in questa fase della mia vita sarebbe un impegno molto gravoso. Ritengo che oggi fare il sindaco come si deve tolga moltissime energie, moltissimo tempo alla famiglia e ti carica di enormi responsabilità. Sempre che lo si voglia fare con serietà e impegno e non come strumento per altre aspirazioni.»

È quindi legittimo a questo punto chiederle come giudica il lavoro del sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo…
«No, non me lo chieda.» 

In alternativa, chi vedrebbe come donna sindaca di Tolmezzo?
«Ci sono alcune donne che potrebbero farlo. Ne hanno le capacità. Sarebbe interessante vedere una donna al comando a Tolmezzo, realtà complessa dove sono necessarie doti strategiche, consapevolezza del ruolo trainante della nostra città, capacità di ascolto e di sintesi. In poche parole una donna di grande senso di responsabilità.» 

Dopo il territorio locale, parliamo di quello nazionale. Come vede la situazione economica attuale?
«È ancora presto per fare i conti. C’è senz’altro una grande preoccupazione per i mesi a venire. Alcuni settori hanno sofferto più di altri, come il turismo e il commercio. La Regione Friuli Venezia Giulia si è già molto impegnata per fare fronte alla situazione attuale; spero facciano lo stesso a Roma dove finora sono stati dati contributi a pioggia e non a chi ne aveva veramente bisogno.»

Si tratta quindi di rivedere quello che è stato fatto finora…
«La politica deve senz’altro individuare quali siano i settori veramente in difficoltà e incidere su quei settori. Deve intervenire nei “posti giusti” avendo sempre una visione rivolta allo sviluppo economico del paese.» 

E la montagna?
«Come succede per i vari cicli economici, sembra che in montagna le cose arrivino con più lentezza. È il caso, ad esempio, del turismo dove pare che i poli abbiamo retto abbastanza bene. È andata “meno peggio” di come si prospettava, ma è comunque un po’ presto per dire qualcosa di definitivo. Bisogna vedere come si evolve la situazione sanitaria.» 

Dove è orientato il suo impegno politico?
«Essendo membro della commissione Agricoltura, dialogo ovviamente moltissimo su quello che può essere fatto in montagna. Ho portato avanti un emendamento riguardante l’eccessiva polverizzazione fondiaria per cui singole unità sono formate da appezzamenti di terreno non appartenenti allo stesso proprietario. L’emendamento prevede agevolazioni fiscali per i proprietari che possano aiutare a superare la difficile ricomposizione fondiaria. Sto lavorando anche su un problema che tocca da vicino la Carnia: la malattia degli abeti rossi. Ho presentato un’interrogazione alla ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, in cui ho fornito una chiara valutazione dei danni causati da questa malattia. Un’altra interrogazione ha riguardato i lavori di sanificazione e vuole arrivare a ottenere un decreto che estenda la concessione di risorse anche ai terreni di privati.»

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FOGOLÂR FURLAN, PITTONI: ‘UNA RISORSA NON UTILIZZATA AL MEGLIO’

Francesco Pittoni adagiato vicino al tipico Fogolâr

di Danielle Maion

Francesco Pittoni, presidente del Fogolâr Furlan di Roma dal 2014, vanta una lunga appartenenza al sodalizio romano di cui è socio dal 1964.
Nato a Roma il 28 dicembre 1942, è figlio di Giacomo originario di Imponzo di Tolmezzo (Ud). Dopo la laurea, Pittoni è impegnato in numerosi progetti che riguardano impianti petrolchimici, siderurgici e opere infrastrutturali, realizzati in Europa, Africa, Medio Oriente, Asia e America del Sud.
Pittoni è un friulano di seconda generazione ma non per questo meno legato al territorio d’origine della sua famiglia. Fa da scenografia all’intervista, la sua settecentesca casa di Imponzo.

Giardino di casa Pittoni

Si reca spesso in Friuli?
«Vengo in Carnia tre o quattro volte all’anno, cosa che facevo anche prima con mio padre, anche se la nostra permanenza nella casa di Imponzo era limitata al periodo estivo.»

Si sente quindi in qualche modo legato alla Carnia?
«Mi riconosco molto bene nella cultura locale con cui ho sempre avuto modo di confrontarmi. La mia permanenza sul territorio carnico non è quindi vissuta come uno stacco da Roma, bensì come un percorso naturale. Un senso di identità e appartenenza rimane e lo dimostrano anche i giovani del Fogolâr di Roma che sono ormai “poco friulani”, ma ben presenti e attivi all’interno dell’associazione.»

Come vede il Friuli VG?
«In Friuli esiste un seme di cosmopolitismo per cui la sua gente è riuscita, nei secoli, a lasciare la propria terra ed anche a tornarci, a dimostrazione della sua capacità di affrontare il mondo senza mai fare venir meno la sua identità. C’è, da un lato, una forte integrità di questo territorio, nata dalle sofferenze e difficoltà del passato. Questo viene ben percepito da chi viene da fuori, ma non dalla comunità locale. Dall’altro lato, vi è quindi una mancata promozione delle eccellenze regionali ed è proprio questa integrità a dovere essere promossa. Gli stessi Fogolâr, 160 in tutto, presenti in ben 60 Paesi diversi, sono una risorsa e potrebbero essere utilizzati dal territorio a questo scopo ma ciò non avviene.» 

Percepisce una differenza tra presente e passato?
«Ho visto la Carnia con gli occhi di un bambino ma l’impegno profuso da mio padre nel promuovere progetti di sviluppo del territorio, e in particolare del suo paese d’origine, trovava le stesse difficoltà di oggi. Basta leggere il libro sullo “spopolamento in Carnia”, scritto da mio padre Giacomo e da Michele Gortani. Si vede chiaramente come la situazione presentata sia la stessa di oggi. L’unica differenza è che non è più giustificabile per un territorio sviluppato, con strade, infrastrutture, sistemi di comunicazione, ecc.»

Durante i suoi numerosi viaggi, ha potuto cogliere qualche somiglianza, affinità tra il popolo friulano e le genti di altre nazioni?
«Mi piace molto fare confronti e “studiare” le popolazioni diverse. In Asia, e in particolare in Thailandia, ho notato che le imprese locali, molto capaci e tecnologicamente evolute rispetto all’Italia di quegli anni, non funzionavano e ho cercato di capire il perché. Mancava loro la programmazione, l’organizzazione del lavoro. Quello di cui mi sono reso conto è che l’uomo non cambia mentre la donna è multitasking in tutte le culture ed è quindi al centro della vita sociale e lavorativa.»

Le sue esperienze più significative da “friulano nel mondo”…
«Dal punto di vista tecnico, la realizzazione del Storebælt bridge in Danimarca, un ponte di 1690 metri con campata sospesa, a quel tempo – anni ’90 – la più lunga al mondo. Si è trattato di un progetto all’avanguardia realizzato anche grazie alla grande capacità organizzativa danese. La Tailandia è stata invece un’esperienza importante dal punto di vista umano, mentre ho lavorato a diretto contatto con le imprese locali.»

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VITO ANSELMI (HOTEL IL CERVO): “INVERNO POSITIVO, NONOSTANTE LA POCA NEVE”. L’IMPRENDITORE LANCIA UN APPELLO: “SERVE PIÙ PERSONALE QUALIFICATO, SOPRATTUTTO TRA I GIOVANI”

«Il bilancio della stagione, per quanto ci riguarda, è più che positivo, nonostante sia stato un inverno con poca neve». Vito Anselmi, albergatore e titolare dell’Hotel Il Cervo di Tarvisio, traccia un quadro confortante sulle presenze turistiche registrate negli ultimi mesi nella sua struttura ricettiva, situata a pochi passi dalle piste da sci.

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LOGISTICA E TRASPORTI, MASOTTI: ‘SERVE UNA EQUIPARAZIONE DEI PREZZI DI AUTOSTRADA E CARBURANTE A LIVELLO EUROPEO. A4, QUANDO CONGESTIONATA: CHIUDERE GLI INGRESSI AI CAMION SUI CONFINI’

Sono nati, con l’azienda di famiglia, nel 1910, ma questo fatto, per Massimo Masotti, amministratore della Masotti Trasporti di Udine, e capogruppo in Confindustria Udine della Logistica e trasporti, comporta parecchia responsabilità. Ebbene sì: ‘Se da diverse generazioni continuiamo a portare avanti l’azienda fondata da mio bisnonno, ciò significa uno sforzo immane, spalmato sul così lungo periodo’ afferma. Senza dubbio. E con gran fortuna: è rarissimo che i figli e i figli dei figli, decidano di rimanere a lavorare in ‘casa’, o che siano predisposti a farlo. Per i discendenti dei Masotti ha funzionato, ed oggi, l’azienda che si occupa principalmente di trasporti di liquidi (più o meno pericolosi) fattura 8,5 milioni e conta 66 persone. Oltre che una flotta di 50 trattori e 50 semirimorchi.

Francesca SchenettiLOGISTICA E TRASPORTI, MASOTTI: ‘SERVE UNA EQUIPARAZIONE DEI PREZZI DI AUTOSTRADA E CARBURANTE A LIVELLO EUROPEO. A4, QUANDO CONGESTIONATA: CHIUDERE GLI INGRESSI AI CAMION SUI CONFINI’
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